Nessuno può istruirci meglio della nostra coscienze su quanto sia difficile condurre una vita piena, sana, ricca di spazi gratificanti. La nostra natura è quasi sempre schiacciata da un pesante fardello, l’egocentrismo, che anziché proiettarci in questi spazi e orizzonti beatificanti, ci ripiega su noi stessi fino a farci sprofondare nella solitudine, dove l’autorealizzazione è mancata ed, al suo posto, subentra un grande vuoto che sovente cerchiamo di colmare con i più disparati vizi: cibo, alcol, droga, gioco d’azzardo, ecc. Quante volte hai rinunciato alla tua realizzazione perché, invischiato nel tuo egoismo, non hai saputo fare la scelta giusta o hai preferito il semplice e l’effimero all’impegno e al sacrificio vissuti per una giusta causa? Comprendiamo bene, dunque, le parole del Maestro: “Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”. Esse non stanno ad indicare una vita terrena contrassegnata dalle rinunce quanto, piuttosto, una vita terrena che, libera dall’egoismo, riesce a sfuggire dal vuoto della solitudine fino a raggiungere la felicità vera; quella, cioè, vissuta nelle relazioni, che certamente impegnano e costano spesso enormi sacrifici, ma senza le quali la felicità non può sbocciare. “La qualità della vita dipende dalla qualità delle relazioni che l’uomo vive” (D. Natale Colafati).
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