Nella Bibbia molto spesso ricorre il termine “giustizia” oppure “uomo giusto”. Il concetto biblico di giustizia, però, dev’essere correttamente interpretato, altrimenti si rischia di concepire la divinità come un giudice ed il paradiso come un tribunale. Per comprendere meglio la giustizia divina prediamo a mo’ d’esempio san Giuseppe . Egli è definito “uomo giusto”, poiché una volta compreso il progetto divino su di sé lo asseconda con tutto se stesso e ne diviene l’esecutore materiale. Giusto, quindi, è quell’uomo che riesce a relativizzare la propria posizione, le proprie convinzioni, per fare spazio ed attuare il volere di Dio. Giusto è quell’uomo che non segue esclusivamente e ciecamente la propria volontà, ma con empatia riesce a mettersi nei panni degl’altri, del prossimo, del mondo circostante, del progetto di Dio, e con coraggio trova la forza di assecondare un bene superiore rispetto al proprio. Questo bene superiore, poi, non è a discapito del bene dell’uomo giusto, ma lo comprende: difatti, Giuseppe diviene san Giuseppe, il padre putativo del Signore; mentre Abramo, perché credette, “saldo nella speranza contro ogni speranza, divenne padre di molti popoli”. La giustizia divina, in tal senso, si configura anche come giusta ricompensa dell’uomo giusto. Ti sei mai trovato in una situazione di conflitto tra la tua volontà e ciò che reputi sia giusto fare? Ricorda quanto dice il salmista: “non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua discendenza mendicare il pane” (Sal 37).

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