E’ senso comune oggigiorno considerare la morale cristiana un pesante fardello da sopportare. E’ l’apostolo Giovanni a ricordarci, però, che i comandamenti di Dio “non sono gravosi” (1Gv 5,3). Essi vengono erroneamente intesi come una serie di norme e precetti da doversi rispettare per guadagnare il paradiso: nulla di più sbagliato. L’essere umano, al momento della nascita, non è tutto ciò che potrà essere. L’uomo non è, come gli animali, guidato dall’istinto e deve imparare da sé alcune dinamiche che gli consentiranno di realizzarsi e di vivere bene. Il suo perfezionamento dipenderà dalle sue scelte, dalla sua volontà, dalla sua morale. I comandamenti di Dio, quindi, si collocano precisamente in questa scia: sono sentieri, strade, strumenti, attraverso i quali l’uomo raggiunge il proprio perfezionamento, la propria realizzazione, la propria felicità. Che rapporto hai con i comandamenti? Avverti la morale cristiana come un peso da dover sopportare? Se è così, probabilmente è il caso di approfondire il senso che sta dietro i comandamenti e scorgerai un pozzo infinito di umanità, giustizia e pace: ciò di cui ha bisogno l’uomo per realizzare se stesso ed essere felice.
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Categories: Teologia

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