Stefano gridava a gran voce: “testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo”, per rimproverare il popolo di essersi opposto alla volontà di Dio e di aver seguito i propri idoli. Potrebbe capitare anche a noi di rifiutare più o meno consapevolmente il nostro bene per rincorrere ciecamente alcuni schemi di pensiero sbagliati, che mal si sposano con la nostra identità e son dettati, piuttosto, dalle mode passeggiere del momento. Nell’arco della nostra vita, infatti, emerge in modo graduale e non automatico quella che possiamo definire la nostra vocazione; comprendente talenti e doni unici che fanno parte della nostra identità e ci rendono nello specifico ciò che siamo. Realizzare la nostra vocazione equivale a realizzare la nostra vera identità e ciò coincide col nostro sommo bene. Quante volte, però, stentiamo a realizzarci a causa della nostra debolezza e della nostra incostanza, cagionate da un enorme dispendio di energie per cose futili e passeggiere che non coincidono con la nostra vocazione? Ti capita di pensare che stai sprecando la tua vita in cose inutili e, magari, ti senti smarrito come se non avessi alcuno scopo da realizzare? Probabilmente è il caso di lasciare il superfluo, concentrarti su ciò che sei e ciò che sai fare, per ritrovare la tua identità, la tua vocazione e, con ciò, il tuo bene.

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