La logica di Dio è spesso differente rispetto a quella umana. Ciò appare anche nel racconto della cosiddetta “conversione di s. Paolo”. Paolo, nemico giurato della Chiesa nascente, sostenitore irriducibile della tradizione giudaica, venne scelto da Dio come strumento per portare il suo nome “dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d’Israele”. Quale uomo avrebbe avuto il coraggio di affidare ad un proprio nemico una missione così importante? Per fortuna Dio non è un uomo e non ragiona secondo la logica delle simpatie e dei favoritismi; la logica di Dio è la logica dell’amore, per la quale egli stesso si prodiga in favore delle sue creature, a prescindere dai meriti o dalla loro bravura. Dio si muove a favore dell’uomo, qualunque uomo, anteponendo al curriculum individuale di ciascuno la sua logica d’amore rigenerante, in grado di convertire anche il peccatore più incallito, purché questi voglia accogliere nella propria vita questo ineffabile dono di misericordia. Da questa riflessione emerge la seguente conclusione: anche noi possiamo accostarci al trono di Dio per ricevere la sua misericordia, senza dover portare necessariamente in offerta i nostri meriti e le nostre virtù; quanto, piuttosto, il nostro bisogno di essere accolti e perdonati. Riesci ad accostarti a Dio per quello che sei, con tutti i tuoi limiti e difetti, per ricevere l’unguento del suo amore proprio lì su quelle ferite che celi anche a te stesso? Lascia penetrare l’amore di Dio in te stesso, senza schermarti; lasciagli guardare ciò che sei con tutte le tue ferite ed i tuoi limiti e sarai guarito dalla sua misericordia!
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