All’epoca della Chiesa primitiva si discuteva animatamente se recuperare ed integrare la tradizione ebraica della circoncisione innestandola nella nuova forma mentis cristiana. In realtà, molto fu recuperato della tradizione giudaica, ma la circoncisione venne esclusa. I motivi teologici di tale esclusione furono parecchi. Innanzitutto, si riteneva la pratica della circoncisione ormai superata a motivo del battesimo: nuovo segno di rinascita e di conversione. In secondo luogo, anche i pagani privi della circoncisione iniziarono a ricevere il dono dello Spirito Santo che li rendeva maggiormente uniti al Signore; per cui la circoncisione venne ritenuta superflua in ordine al fine cristiano della conformazione a Cristo. La Chiesa primitiva ci insegnò così a ritenere di fondamentale importanza non la pratica di alcune esteriorità, quanto, piuttosto, la conformazione a Gesù: vera garanzia di salvezza. Potrebbe capitare anche a noi di tendere ad osservare la forma piuttosto che il contenuto e, magari, essere bravissimi a partecipare con puntualità ad ogni Messa domenicale, ma allo stesso tempo essere lontanissimi dall’essenziale, ossia dal replicare l’immagine di Gesù nella nostra vita. Il rispetto dell’esteriorità a discapito della sostanza, con tutta la negatività che tale procedura comporta, avviene anche ogniqualvolta esprimiamo un giudizio negativo e di condanna nei confronti di tutti coloro che non rispecchiano alcuni standard, ma che in realtà sono brave persone (omosessuali, stranieri, atei, appartenenti ad altre religioni, ecc.). Il rischio è, così, quello di non rispettare il mandato cristologico della comunione, per dar vita, invece, ad un mondo di discriminazione. La sostanza, molto spesso, vale più della forma e le persone, sempre, valgono più della loro esteriorità. Questo è l’insegnamento di Gesù, questa è la pratica della Chiesa primitiva, questo è il mandato che dobbiamo rispettare per essere fedeli ad entrambi. Dai più importanza alla forma o alla sostanza della tua fede?
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