L’incontro dell’uomo con Dio suscita un cambiamento radicale: l’uomo è come purificato, il suo sguardo non è più rivolto alle cose materiali, bensì alle cose celesti. Questa purificazione – ci ricorda S. Pietro – è opera del sacrificio di Gesù che morendo in croce ha lavato col suo “prezioso sangue” la nostra interiorità, scrostando lo sporco che ci rendeva persone irascibili, tetre, vendicative. Cosa rimane nell’uomo che ha attraversato il lavacro purificante del sangue di Cristo? Due dinamiche strettamente connesse emergono evidentissime, le quali andranno custodite e praticate dall’uomo rigenerato. Innanzitutto l’amore, per questo S. Pietro, ricordandoci l’origine cristologica della nostra purificazione, ci esorta: “amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, rigenerati non da un seme corruttibile ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio viva ed eterna”. In secondo luogo il servizio, che viene richiamato da Gesù stesso come ideale guida delle relazioni fraterne. Infatti, rivolgendosi ai Dodici afferma: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. Custodiamo e pratichiamo l’amore ed il servizio reciproco, quali segni evidenti della nostra purificazione, immagine e caparra della nostra salvezza.
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