Dio stipulò col popolo di Israele una “prima alleanza” che assicurava protezione e futuri interventi divini a favore. Tale alleanza venne ampiamente disattesa dal popolo ebraico, nonostante gli impegni presi e trascritti nella prima lettura odierna, per cui fu necessario ristabilire un nuovo accordo di comunione tra Dio ed il suo popolo: la cosiddetta seconda alleanza, espressa nella morte e risurrezione del Figlio di Dio. La seconda alleanza, ci ricorda S. Paolo, fu molto diversa dalla prima: se, infatti, la prima alleanza necessitava di continue purificazioni e rituali penitenziali che ripristinassero la comunione con Dio; la seconda alleanza, invece, si presentò con caratteristiche nuove e straordinarie: essa sanciva una definitiva comunione tra Dio e l’uomo, irrevocabile, non più soggetta a variazione, poiché siglata con il sangue dell’Eterno Figlio di Dio. Essa rifletteva un dono totale, assoluto, dato per sempre ed in modo da non poter più essere revocato. Dio ci donava una volta per tutte il suo amore e, con esso, la comunione e la vita eterna. Questa seconda alleanza, però, non si è ancora pienamente realizzata. Essa è sì valida ed irrevocabile, ma è ancora, per così dire, in attuazione, ed attende la realizzazione finale, escatologica. Per questo Gesù afferma: “Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio”; lasciando intendere un futuro incontro con Lui, questa volta conclusivo, in attuazione di quanto anticipato con la sua morte e risurrezione. Abbiamo, quindi, la certezza della vita eterna e dell’amore definitivo di Dio nei nostri riguardi, ma ancora pellegriniamo in attesa della loro attuazione definitiva. Sforziamoci, quindi, di camminare con perseveranza, senza perdere la fiducia, poiché abbiamo già la certezza di un lieto fine, che attende solo di essere svelato.

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