Il libro del Siracide oggi elogia Elìa, un grande profeta che compì numerosi segni e prodigi di fronte al popolo d’Israele. Egli ebbe un ruolo determinante in tutta la storia della salvezza, fino ai tempi di Gesù, di cui fu il precursore personificato nella figura del Battista. Notiamo, però, che le sue grandi opere furono tali poiché attuavano il volere di Dio. Infatti di lui si dice: “Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte e dagl’inferi, per la parola dell’Altissimo”. Elìa, dunque, fu sì grande, ma in quanto attuatore del volere divino. Attuare il volere di Dio, secondo le Sacre Scritture, realizza la nostra identità ed eleva la nostra dignità. Per questo Gesù, nell’insegnare ai suoi la preghiera del Padre Nostro, fa riferimento esplicito al volere di Dio e alla necessità di attuarlo quando afferma: “sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”. Se realizzare il volere di Dio equivale a realizzare la nostra personalità, allora la domanda che ci rivolgiamo è la seguente: qual è il volere di Dio per noi? Scoprire questo questo volere ed attuarlo diventano, dunque, le due operazioni per assurgere alla grandezza biblica, che equivale alla nostra realizzazione o, più semplicemente, alla nostra felicità.

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