La Prima Lettura odierna riporta le vicende di un tempo non felice per il popolo d’Israele. In quel tempo, infatti, il culto di Baal, antagonista di Dio, aveva preso il sopravvento in Israele, ed anche il potere politico non era più retto dalla discendenza davidica, ma era in mano alla sanguinaria e violenta Atalìa, la quale operò lo sterminio dei discendenti di Davide. Un solo discendente della stirpe regale, Ioas, figlio di Acazìa, era sopravvissuto alla violenza di Atalìa, ma rimase nascosto nel tempio del Signore per circa sette anni, prima di venire alla luce e riportare la stirpe regale al potere, facendo giustizia nei riguardi di Atalìa consegnandola a morte. Sette anni passarono prima che il popolo d’Israele conoscesse giustizia e fosse ripristinato il culto del Signore. Questo episodio è paradigmatico e plasticamente ripropone le traiettorie di parti importanti della nostra vita, dove l’ingiustizia subita prende il sopravvento e si vive in condizioni di disagio esistenziale; traiettorie destinate a durare anche a lungo nell’attesa di un giustizia riparativa. Il racconto biblico in questione è una testimonianza di come tale giustizia sia destinata, prima a poi, a sopraggiungere nella nostra vita. Forti di questi esempi e dei moniti forniti dalla Sacra Scrittura, non ci perdiamo d’animo nelle situazioni complesse, ma anche noi, confidando in Dio, attendiamo il ripristino della giustizia.
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