Nella prima Domenica di Avvento Gesù ci invita a ritornare all’essenziale. La nostra condizione umana è, infatti, costellata da molteplici realtà che, ciascuna a suo modo, esigono la nostra attenzione, il nostro tempo: il lavoro, la famiglia, gli impegni quotidiani, ecc. Tutto ciò non può certamente essere trascurato, ma non avvenga che tali realtà ci distolgano dal nostro principale compito: realizzare la nostra vocazione. Noi tutti, difatti, abbiamo una necessità intrinseca: realizzare chi siamo per poter dare compimento alla nostra identità. Questo compito capitale, però, non è automatico: può, difatti, essere disatteso volontariamente e con ciò venire meno la nostra più profonda vocazione. Gesù ci invita, quindi, a riprendere contatto con la nostra identità e a dare maggiore importanza a quella tensione naturale che salendo dalle profondità del nostro io sussurra alla nostra coscienza: muoviti, non perdere tempo e persegui la tua realizzazione.
La nostra vocazione, infine, non può non approdare a quell’incontro salvifico con il Signore, che venendo alla fine dei tempi “su una nube con grande potenza e gloria” ci troverà tutti presi e impegnati a dare compimento a quei talenti che Egli stesso ci ha donati, e così, rivolgendosi a noi come a “quei servi buoni e fedeli che hanno vigilato e osservato il suo volere”, esclamerà: “alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.

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