Nel corso della festività e della celebrazione dell’Immacolata siamo soliti ricordare Maria quale madre a noi carissima, modello di santità ed esempio di accoglienza della Parola di Dio. Non può essere sottaciuto, però, l’episodio in cui anch’ella, colta umanamente alla sprovvista dall’annuncio meraviglioso dell’Arcangelo Gabriele, chiese spiegazioni sul come si sarebbe potuta realizzare quella gestazione regale del Figlio di Dio, in colei che ancora non aveva conosciuto uomo. Anche questo episodio diviene per noi esempio di una corretta relazione con Dio: è lecito rivolgersi a Lui e chiedere chiarimenti sul suo misterioso ed insondabile progetto salvifico, che si individualizza in ciascuno di noi in forme e contenuti diversificati corrispondenti alla nostra specifica vocazione. Maria, dunque, diviene sì modello di accoglienza della volontà divina, ma è esempio anche di una relazione umana con Dio, fatta di richieste, domande, chiarimenti e sincerità. Che sia questa la meravigliosa umiltà che ha reso grande Maria: la sua apertura umana e la sua relazione sincera e immediata al cospetto di Colui a cui “nulla è impossibile”? E’ lecito rivolgersi a Dio con tale apertura e sincerità? Se vogliamo imitare Maria è necessario imitare anche il suo modo unico di rapportarsi con Dio. E sul esempio diviene necessario anche accogliere i chiarimenti e le risposte che arrivano dall’Alto, per essere “beati”, noi che “abbiamo creduto”.
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