Nella lettera ai Filippesi, Paolo ci esorta: «siate lieti» (Fil 4,4), invitandoci a non disperare per le situazioni angosciose e per i dubbi incessanti che si dovessero presentare nella nostra vita. Infatti, prosegue: «la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti»; volendoci far cogliere che la relazione con Dio, il riporre fiducia in Lui, consentono all’uomo di uscire dalle strettoie delle vicissitudini e di immergersi in una condizione esistenziale di serenità. La pace di Dio, infatti, trascende la «ratio» delle ambiguità sperimentate nel corso del nostro pellegrinaggio terreno, aprendoci verso nuovi sentieri di speranza in grado di caratterizzare il nostro presente conferendogli serenità.
Quello che, poi, il Re della Pace chiede a noi in cambio della suddetta serenità esistenziale è molto semplice, ed è mirabilmente sintetizzato in Lc 10,10-18: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto»; e ancora rivolgendosi ai soldati li esorta: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». In poche parole il Signore ci invita ed essere aperti alle necessità dell’altro e a non commettere ingiustizia nei suoi confronti. La logica dell’amore per il prossimo, infatti, è in grado di astrarci dal nostro egocentrismo e dalla nostra quotidianità, con tutto il carico e le problematiche l’affettano, e di immetterci nel circuito della gratuità e della giustizia, al cui interno la vita umana risplende, rivestita di dignità e nobiltà, e diviene valore. Ne consegue che la vita umana che diviene valore è bella di per sé, e merita di essere goduta e vissuta, a prescindere dalle problematiche esistenziali che l’attanagliano. A questo punto la logica di Dio ha realizzato quanto prometteva: il dono di una vita pacificata, lieta, nonostante ed oltre le vicissitudini esistenziali; il dono di una vita piena.

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