Alla richiesta di Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”, Gesù rispose: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre”. Con queste parole il Signore ci dà un’indicazione molto importante: Dio è presente nella storia ed è rinvenibile nell’umanità nuova iniziata dal Figlio e fatta propria da quanti sono accorsi alla sua sequela. La presenza di Dio nella storia vincola gli uomini di fede a tradurre in linguaggio quotidiano la speranza nella risurrezione: essa è già presente in noi, nella nostra umanità rinnovata dall’amore, e si traduce in piccoli gesti concreti, quotidiani, che rendono presente Dio nella storia. Questa è la grande vocazione cristiana: amare e nell’amore rivelare il Creatore, nell’amore istaurare il suo Regno, mediante una prassi che è umana e divina al contempo in virtù della forza unificante dell’amore, che ci fa essere uno col Figlio che è Uno col Padre, secondo le stesse affermazioni di Gesù, che rivolgendosi a Filippo disse: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse”.
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