Le voci che assillano le nostre orecchie durante la giornata sono molteplici. Non tutte sono belle e apprezzabili, anzi, la maggior parte di esse introducono nella nostra coscienza dubbi, incertezze e paure. Il nostro animo ne risulta scosso e disturbato, a tal punto che anche a noi vien voglia di ripetere come un mantra l’incipit del celebre poema: «Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita». Non solo la nostra giornata, ma anche il senso complessivo della nostra vita e del nostro futuro si oscurano dietro l’angoscia esistenziale che fiacca l’umore e ci rende apatici, scontrosi e, soprattutto, tristi. Ma, fortunatamente, non siamo orfani. In mezzo a tutte queste voci, infatti, vi è anche quella di nostro Signore, che a volte in modo evidente, altre volte in modo velato, sussurra alle nostre menti dolci parole che guidano in un porto sicuro, ove lo smarrimento e lo sconforto cedono il posto alla gioia di non essere più soli, poiché l’amore provvidente di Dio è pronto a sorreggerci nel mare burrascoso della nostra vita. Per questo motivo Gesù afferma: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre». Le parole del Signore non lasciano spazio alla tristezza, poiché ci ricordano che il Padre è più grande di tutti e che, dunque, nessuno potrà sottrarci dalla sua presenza rassicurante e, soprattutto, salvifica. Così a noi l’arduo compito di saper discernere tra le tante, l’unica e vera voce del Pastore che conduce il suo gregge (noi) verso una vita pienamente appagata, «dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano».

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