La distanza che a volte separa i cristiani dal resto del mondo non è visibile a occhio nudo. Tutti gli uomini, infatti, vivono la loro vita immersi nella società, nel lavoro e nelle relazioni sociali. Ci sono delle costanti che accomunano tutti gli uomini e che ci rendono parte integrante del mondo. La differenza che separa i cristiani dagli altri uomini non va, quindi, ricercata a partire dalla semplice constatazione dagli affari quotidiani, ma è rinvenibile nelle finalità che gli affari quotidiani dei cristiani perseguono. Un conto è, infatti, generare ricchezza per il mero piacere di essere ricchi; un altro conto è, invece, generare ricchezza per ridistribuirla creando nuovi posti di lavoro. Un conto è “amare” una persona per “servirsi” dei suoi beni materiali; un altro conto è, invece, “servire” una persona per “amore”. In ambedue gli esempi, le operazioni svolte (generare ricchezza ed “amare”) sono le medesime, ma le finalità perseguite qualificano un’azione come lodevole, un’altra come egoistica. L’azione egoistica è ben rappresentata dalla logica mondana dell’uomo contemporaneo, incentrata sull’egoismo radicale e sull’affermazione del sé a qualunque costo. L’azione lodevole è, invece, espressa dalla logica altruistica degli uomini di buona volontà che sanno anteporre ai loro solipsistici interessi le esigenze del bene comune. La logica monda, ben visibile nelle guerre e nelle “carestie esistenziali”, non può accogliere la logica altruistica, poiché quest’ultima ne mina l’esistenza alle fondamenta. La logica mondana è, quindi, in conflitto con le finalità cristiane che perseguono il bene comune. E’ a questo livello di significato che si collocano le parole di Gesù: “Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia”. Gesù descrive l’eterno conflitto tra l’egoismo e l’altruismo, tra la logica mondana e la visione cristiana del mondo. Ma non ci lascia soli e nello sconforto, incastrati in una guerra senza fine che preannuncia la nostra morte, poiché incoraggiandoci seguita: “Se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha odiato me”. Ci invita così a non avere paura, ma a proseguire nelle nostre azioni altruistiche tendenti alla realizzazione del bene comune. Infatti, come dice S. Paolo: “passa la scena di questo mondo” (1Cor 7,31), “ma se siamo [di] Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più” (Rom 6,8-9).

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