Osservando che «una folla numerosa» lo seguiva, Gesù rivolse ai suoi discepoli una provocazione: «se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo». Con queste parole Gesù mette in guardia i cristiani di ogni tempo. Vi sono molti, infatti, che seguono Gesù non per la loro fede, ma per vili interessi! E’ la sete di potere, soprattutto, che caratterizza la vita di alcuni cristiani. A costoro Gesù rivolge il suo monito: non vi è spazio tra i suoi discepoli per coloro che pensano a se stessi, ai loro affari e, addirittura, alla loro vita! Questo non significa non prendersi cura di sé e non avere alcun possesso materiale; anche Gesù ci ricorda, infatti, che «chi lavora ha diritto alla sua ricompensa». Ma anteporre a Gesù, alle esigenze delle fede e alla giustizia i propri interessi personali, significa pascere se stessi e non preoccuparsi del Regno di Dio: di conseguenza non si può poi pretendere di esserne eredi. Preoccupiamoci, dunque, di assegnare a Gesù un posto esclusivo nella nostra vita, per non avere altra ricchezza che la comunione con Dio: fonte di relazioni positive con i nostri fratelli e l’intero creato.
Iscriviti
Iscriviti gratuitamente alla newsletter per essere informato via email sull’uscita dei prossimi articoli e sulle prossime novità editoriali

Lascia un commento