Nel Vangelo di questa domenica Gesù parla di un amministratore disonesto, senza nome, anonimo, il quale, non avendo assolto i suoi compiti amministrativi, si trova nella condizione di essere ripreso dal suo padrone, a tal punto da temere di essere licenziato. Ma l’amministratore disonesto, con grande scaltrezza – lodata dallo stesso Gesù – si impegna molto, riuscendo a recuperare grandi somme di denaro al suo padrone, il quale anziché licenziarlo lo loda e riabilita. L’anonimo amministratore potrebbe rappresentare ciascuno di noi ogniqualvolta, anziché prodigarci per assolvere i nostri compiti e realizzare la nostra vocazione, ci esentiamo dall’impegno e dalla fatica, capitolando, così, in quell’apatica astenia che rende le nostre giornate monotone e prive di significato. Ma il Signore prospetta all’amministratore, e dunque a ciascuno di noi, la possibilità della riabilitazione, lodando la saggezza di chi ha saputo rendersi conto degli errori commessi e premiando l’impegno di chi, anche all’ultima ora della giornata, si è prodigato per realizzare il bene possibile. Così, quindi, il Signore ci vinta a riconoscere le nostre colpe, ma non per reprimere la nostra soggettività, quanto, piuttosto, per richiamarci alla responsabilità, alle fatiche e all’impegno che quel bene possibile, posto dinnanzi a noi, in prossimità della porta accanto, richiede che vengano assunti dalla nostra volontà.
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