Il Vangelo di questa domenica chiarisce un aspetto fondamentale del Regno di Dio: l’istaurazione della giustizia. Nel corso della nostra vita e nella storia del mondo sono state molte le ingiustizie subite ai danni dei più deboli. Così abbiamo avuto da una parte i ricchi e i potenti adagiati nelle loro sicurezze (vedi l’uomo ricco del Vangelo “che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti”) e, dall’altra, i poveri oppressi rappresentati da Lazzaro, “coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco”. Potenti vs poveri: un paradigma storico che ha cagionato sofferenze e soprusi intollerabili e disumani. Così oggi il Vangelo, mediante l’autorevolezza di Abramo, chiarisce al ricco opulento che l’avvento del Regno opererà la giustizia negata a Lazzaro, e che egli, adagiato nelle sue certezze e privo di compassione il prossimo, subirà ora la pene della dannazione eterna; poiché mentre era in vita è stato indifferente alle sofferenze dei poveri ed a causa della sua indifferenza l’ingiustizia ha trovato strada libera per mietere vittime. Il Regno di Dio, quindi, diventa monito per i potenti, i quali saranno giudicati responsabili delle sofferenze vissute dai poveri a causa delle loro omissioni; ma diventa, altresì, motivo di sollievo per gli oppressi, ai quali Dio ha promesso l’istaurazione della giustizia.
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