Nel Vangelo di questa domenica, dieci lebbrosi, avendo saputo che Gesù stava passando per il loro villaggio, gli corsero incontro per chiedere la guarigione. La lebbra, all’epoca di Gesù, era una malattia certamente molto diffusa ed anche molto subdola: l’affetto da lebbra era, infatti, costretto a lasciare la sua residenza, nonché l’intero villaggio, per recarsi in un luogo deserto ed attendere la guarigione, onde evitare di contagiare qualcuno. Così la lebbra, oltre ad essere una malattia grave, era anche motivo d’isolamento. I dieci lebbrosi del Vangelo, quindi, rappresentano non solo i malati gravi, ma anche coloro che vivono oggi nella solitudine e sono privi di relazioni significative.

Dopo averli ascoltati, Gesù dà ai lebbrosi un comando: «andate a presentarvi ai sacerdoti». Erano i sacerdoti, infatti, a dover certificare l’avvenuta guarigione dei malati affinché potessero rientrare nel villaggio. I lebbrosi, dunque, fidandosi della parola del Signore, non attendono prima la guarigione, ma si recarono pieni di fede presso i religiosi, e nel corso del loro pellegrinaggio si scoprirono guariti! Uno di loro, un samaritano, uno straniero considerato impuro dal popolo ebraico, grato per la grazia ricevuta, ritorna da Gesù per rendere gloria a Dio, ma questi scandalizzato esclama: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono?»; ma rivolgendosi nuovamente al samaritano asserisce: «alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Cosa ci insegna, quindi, questo Vangelo? Innanzitutto che Gesù esaudisce le sue promesse salvifiche. I lebbrosi, difatti, non attendono la guarigione prima per poi andare dai sacerdoti per essere dichiarati guariti, ma fidandosi di Gesù corrono subito incontro la guarigione, certi che il Signore non li deluderà. Così anche noi, fidandoci di Gesù, possiamo essere certi che le sue promesse salvifiche si realizzeranno nella nostra vita. In secondo luogo Gesù, lodando la fede di uno straniero, ci insegna che ciò che veramente conta e che è gradito a Dio, non è la pratica formale della nostra religiosità; quanto, piuttosto, un cuore umanano che con gratitudine sa rivolgersi a Dio per ringraziarlo dei tanti doni ricevuti. Infine, ci insegna che un grave male della nostra società umana è la solitudine, che a volte si cela dietro i tanti e finti like dei social media, e che Dio è in grado di ripristinare nella nostra vita relazioni significative.

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