Nel Vangelo di questa domenica Gesù annuncia ai suoi discepoli una parabola con due protagonisti: un giudice disonesto ed una vedova. La vedova continuava ad importunare il giudice affinché questi le facesse giustizia contro il suo avversario. Il Vangelo non aggiunge, però, altre informazioni: non sappiamo, quindi, né il motivo della contesa tra i due né quale torto avesse commesso l’avversario ai danni della vedeva. Sappiamo, però, che la vedova ai tempi di Gesù rappresentava una categoria di persone molto deboli, indifese e prive di sostentamento economico, incapaci dunque di opporsi alle violenze altrui. La vedova rappresenta, quindi, ogni uomo che non è in grado di uscire da sé da un condizione d’indigenza e che non ottiene aiuto da chi avrebbe invece potuto e dovuto darlo.
Gesù prende spunto da questa situazione per sottolineare che le continue richieste della vedova fecero sì che anche il giudice disonesto, «che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno», si mosse a pietà della donna e le fece giustizia per non essere più importunato. Così aggiunge: «Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente».
Cosa ci insegna dunque questo Vangelo? Innanzitutto Gesù parla della necessità di pregare sempre. Gli essere umani, infatti, si trovano spesso nel corso della loro vita all’interno di gabbie composte da dubbi, sofferenze e incertezze, in grado di paralizzare e impedire che si possa vivere serenamente e guardare il futuro con gioia. Gesù, quindi, invita i suoi a pregare sempre, con costanza, per far sì che anche questi momenti possano essere illuminati e superati grazie alla presenza salvifica di Dio. Questo Vangelo, dunque, ci mostra un aspetto del volto di Dio che passa spesso inosservato. Se, infatti, è certo che la sofferenza prima o poi si affaccerà nella nostra vita sotto qualche forma; è certo anche che Dio non ci abbandona, ma è presente e vuole farsi sempre più vicino per guarire le nostre ferite, per farci uscire dalla sofferenza; a condizione, però, che sappiamo cogliere la sua presenza salvifica, partendo, appunto, dalla preghiera. In secondo luogo, il Vangelo chiarisce che le ingiustizie subite non passeranno inosservate nel progetto di Dio, poiché Egli «prontamente» agirà in nostro favore, nei modi e nei tempi da Lui stabiliti.
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