«In principio era il Verbo». Con queste parole l’Evangelista Giovanni inizia il suo Vangelo, soffermandosi su una verità di fede fondamentale: Gesù, colui che è nato, non è un semplice uomo, ma è il Verbo di Dio, che «era presso Dio [ed] era Dio». Gesù non inizia, dunque, ad esistere il giorno di Natale, poiché esisteva già presso Dio, in qualità di Dio, fin dal principio («Egli era, in principio, presso Dio»). Il giorno di Natale, quindi, impropriamente festeggiamo la nascita di Gesù; dovremmo festeggiare, piuttosto, l’Incarnazione del Verbo di Dio («il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi»).
Per la prima volta nella storia dell’uomo la carne umana, con la sua contingenza e fragilità, venne assunta dalla divinità, e divenne strumento espressivo della stessa Parola di Dio. Dio, mediante la figura umana di un bambino, si rese presente all’umanità, illuminando del suo splendore e della sua verità ogni uomo («Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo»).
Il Verbo di Dio fece ingresso nel mondo «eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto». Con queste parole Giovanni ci ricorda che la Parola di Dio non schiacciò l’uomo, né conculco la sua libertà, ma si propose con sapienza e mitezza all’intelligenza umana chiedendo collaborazione, in vista della realizzazione di un Regno di pace, giustizia e fraternità. Ma gli uomini non hanno accolto la proposta divina, poiché invischiati nell’autoreferenzialità del peccato.
Ma il Verbo non trovò soltanto porte chiuse. Alcuni uomini, infatti, accolsero il Figlio di Dio e ne trassero un gran beneficio («A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio»). Pertanto in questi giorni natalizi, ricordiamoci che la vita divina è entrata nel mondo circa 2000 anni fa e da allora si propone alla nostra intelligenza e libertà, per suscitare nuovi figli di Dio, a cui concedersi e donare l’eternità («la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta»).
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