Le Beatitudini proclamate da Gesù non sono affatto semplici da capire. Nel Vangelo di Matteo sono otto, rivolte a categorie diverse di persone. Ma vi è qualcosa che le accomuna tutte, da cui partire per comprenderne il significato.

Le Beatitudini sono rivolte ai “poveri in spirito”, a “quelli che sono nel pianto”, ai “miti”, a “quelli che hanno fame e sete della giustizia”, ai “misericordiosi”, ai “puri di cuore”, agli “operatori di pace”, ai “perseguitati per la giustizia”. A tutti coloro, cioè, che pur sentendo il peso dell’ingiustizia subita, guardano avanti senza cattiveria, non reagendo in modo scomposto, ma perseverando sulla via della carità. E’ a tutti quelli che si sforzano di vivere in pace, ricucendo gli strappi dell’ingiustizia umana, che Gesù rivolge le sue parole: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno […] perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Le Beatitudini, quindi, sono rivolte a tutti quegli esseri umani che non si fermano di fronte al male ricevuto, ma che con coraggio non perdono di vista la meta finale del loro pellegrinaggio: il possesso della vita eterna; e che pertanto riescono ad andare oltre le offese, oltre il male ricevuto, oltre l’ingiustizia senza nome. E’ a questa umanità coraggiosa, che non si spegne dinanzi al male, che Gesù promette e assicura il possesso “del Regno dei cieli”, “la consolazione”, “l’eredità della terra”, “la sazietà”, “la misericordia”, “la visione di Dio”, “la figliolanza divina”. In una parola il Paradiso: destino finale di quelli che si saranno sforzati di praticare le Beatitudini evangeliche.

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