Nel Vangelo di questa domenica Gesù si rivolge ai suoi discepoli esclamando: «se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli». Ma cosa intende Gesù per giustizia? E soprattutto: in che modo superare quella dei farisei?

Ciò che emerge dal discorso del Signore è che non ci si può limitare alla pratica di una giustizia “estetica”; delle serie: «io vado a Messa tutte le domeniche, per cui, sono a posto…». Quello che chiede il Signore ai suoi discepoli è che “l’estetica” religiosa sia preceduta da un sentimento interiore, in virtù del quale il cristiano senta nel profondo l’esigenza di andare a Messa per incontrare Dio, piuttosto che per timbrare il cartellino.

E’ questa la grande differenza che separa il cristiano dal fariseo; il primo sente il bisogno di Dio, e lo cerca con cuore sincero, nonostante i suoi peccati; il secondo, invece, cerca Dio per i propri interessi, per farsi notare dalla gente, e si intrufola in chiesa occupando le prime file, nonostante il suo cuore sia lontano dal Signore.

Volendo riportare i credenti a vivere una fede sincera, lontana da una religiosità puramente “estetica” che è incapace di essere incisiva nel mondo, Gesù ammonisce: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai […]”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio».

Le parole di Gesù sono esigenti, ma ciò che in fondo ci chiede è di non essere falsi nel rapporto con Dio, ma di essere giusti, leali e sinceri nei suoi riguardi, in modo da essergli veramente graditi. Questa è la giustizia che supera il rigore religioso dei farisei di ogni tempo.

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