Nel Vangelo di questa domenica colpisce ancora una volta l’amore che Gesù prova per i suoi discepoli. Egli, infatti, sapendo che era ormai giunta la sua ora, continua a preoccuparsi per loro, e gli anticipa che a seguito della sua morte saranno raggiunti da un altro Paràclito (difensore): lo Spirito Santo, il quale avrà il compito di guidare i discepoli e farli maturare nella fede. La premura del Signore nei riguardi dei suoi travalica anche i confini segnati dalla morte.

Lo Spirito Santo, come dicevamo, custodirà i discepoli e li guiderà alla pienezza della fede, che ancora non avevano raggiunto nonostante i diversi anni trasorsi in compagnia di Gesù. Questa è per noi una doppia consolazione. Innanzitutto, poichè l’esperienza dei discepoli rispecchia la nostra impreparazione: anche noi, infatti, possiamo affermare di non essere ancora maturi nella fede. E proprio com’è stato per i discepoli, anche noi non saremo giudicati dal Signore, anzi, tutto il contrario: Eglì ci donerà lo Spirito Santo per farci crescere nella fede.

In secondo luogo, ancora una volta sulla scia dei discepoli, anche noi raggiungeremo la “statura di Cristo” solo a seguito del dono dello Spirito Santo. Pertanto, siamo oggi chiamati ad accettare le nostre debolezze ed i nostri limiti, per renderli presenti a noi stessi e al Signore, in attesa che sia Lui ad operare quella guarigione che solo lo Spirito Santo può produrre.

Smettiamo, quindi, di considerarci orfani e tanto orgogliosi da voler perfezionare noi stessi in modo autosufficiente; confidiamo, piuttosto, in Colui che perfezionò prima i discepoli, poi una schiera infinita di santi, ed infine noi: destinatari ultimi di quel difensore essenziale alla santificazione: lo Spirito Santo.

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