In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano […] siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Qualsiasi persona dinanzi a questi versetti vive una difficoltà interiore, dovuta all’incapacità umana di amare coloro che ci hanno feriti o hanno commesso un torto nei nostri riguardi. Gesù, però, ci esorta a spostare l’attenzione dal torto subito al Padre celeste. La perfezione a cui tende il nostro spirito, infatti, è molto più grande delle relazioni conflittuali che a volte ci fanno capitolare.
L’amore è il senso ultimo della nostra vita, e se desideriamo possederlo non possiamo certamente fermarci dinanzi a un torto o ad un errore commesso dal nostro fratello, ma dobbiamo perseverare con coraggio sulla strada della fraternità, prendendo come modello lo stesso Signore, che per amore perdonò addirittura i suoi uccisori.

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