Nel Vangelo di questa domenica è presente una parabola molto conosciuta, ma di cui spesso si abusa, correndo il rischio di non cogliere tutti i dinamismi umani e divini che essa vuole evidenziare. Stiamo parlando della parabola del padrone della vigna, che assume operai dall’alba fino al tramonto, retribuendoli, però, tutti allo stesso modo: dando cioè un denaro a ciascun lavoratore, dal primo all’ultimo.
Tale atteggiamento del padrone non poté che suscitare lo sdegno degli operai della prima ora, che vedendosi retribuiti allo stesso modo di chi era stato assunto al tramonto esclamarono: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Qui bisogna sostare qualche momento, provando ad empatizzare con gli operai della prima ora, e ci si renderà presto conto che la loro osservazione è pertinente; oseremmo anche dire giusta. E difatti lo è! Quello che sfugge sovente al lettore, però, è che nel rivendicare la loro giustizia, gli operai della prima ora rompono la comunione con quei fratelli che si trovavano in uno stato di bisogno per la mancanza di lavoro, e che erano stati salvati dalla bontà del padrone. Non bisogna dimenticare, infatti, che la giustizia serve a mantenere la comunione tra individui, e che quando la si utilizza per rompere tale legame, essa perde non solo la sua funzione, ma anche il suo significato. La vera giustizia, infatti, crea e conserva i legami, quella falsa li distrugge.
In secondo luogo, il paradosso sollevato da Gesù con questa parabola ha la finalità di mostrare il volto di Dio, non di enunciare un legge positiva. Da essa emergono, infatti, diverse sfaccettature del volto di Dio. Innanzitutto che Egli non rifiuta mai nessuno, ma è pronto a riconciliare a Sé anche chi, all’ultim’ora, è disposto a convertirsi. Egli, inoltre, non fa preferenza tra individui e non separa l’umanità in caste o in gruppi d’appartenenza. Il suo salario, la vita eterna, massima aspirazione umana, può divenire appannaggio di chiunque sia disposto a “lavorare” nella vigna del Signore; sia disposto, cioè, a coltivare quei frutti piantati da Dio sulla terra, che coincidono con la pace, la fraternità, l’amicizia e con una parola che sintetizza le altre: l’amore.
Chiunque custodisca e valorizzi tali frutti piantati da Dio sulla terra, sia esso il più alto prelato o un convertito dell’ultima ora, riceverà il salario riservato agli operai del Signore: la vita eterna!

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