Nel Vangelo di questa domenica, i discepoli si recano nel luogo che Gesù aveva loro indicato, e lì vedono Gesù risorto. Al vederlo si «prostrarono» ai suoi piedi compiendo un gesto di adorazione verso Colui che aveva dato dimostrazione certa di aver sconfitto addirittura la morte. Ma nello stesso tempo «dubitarono». Di che cosa dubitarono i discepoli? Qual era il loro dubbio?

I discepoli certamente dubitarono che quanto fosse accaduto a Gesù, ossia la resurrezione, potesse coinvolgere anche a loro. I discepoli smisero per un momento di guardare in faccia la resurrezione e rivolgendo gli occhi su loro stessi si scoprirono nudi, fragili, incapaci di compiere le grandi cose che Gesù aveva compiuto. Così dubitarono che quanto stessero vedendo in Gesù potesse avere delle ricadute positive per la loro vita.

A qual punto, però, Gesù si avvicinò loro dicendo: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque… io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Con queste parole, Gesù rivendica un potere assoluto sull’intera creazione, che lo rende in grado di compiere grandi cose, anche lì dove nessuno se le attenderebbe. Anche lì dove i discepoli constatano i loro invincibili difetti, Gesù può agire e rendere perfette quelle sono delle umane imperfezioni. È come se Gesù dicesse ai suoi discepoli: “coraggio, non confidate in voi stessi, e non lasciatevi condizionare negativamente dai vostri limiti e dalle vostre fragilità. Sono io, infatti, che vi ho mandati a compiere grandi cose. Sono io che accompagnerò voi, aggiungendo col mio potere ciò che manca alle vostre azioni, per renderle grandi”.

Ecco, quindi, che il Signore ci esorta ad «andare», ad avere, cioè, coraggio; a credere nelle nostre azioni; a confidare che la felicità eterna è possibile anche per noi. Poiché ciò che ci rendi grandi non è la nostra perfezione che, con ogni evidenza, non esiste; quanto, piuttosto, il suo amore nei nostri riguardi. Un amore indistruttibile, in grado di saziare i nostri desideri più belli e più profondi, che la nostra umanità tende ad occultare, ma che la Divinità, invece, vuole realizzare.

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