Nel Vangelo di questa domenica Gesù dice a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Con queste parole Gesù smantella una certa logica religiosa molto diffusa anche ai nostri giorni, per la quale gli uomini sono soliti intendere la divinità come una realtà giudicante e intransigente, alla quale sottomettersi per compiacimento. Tale mentalità spinge gli uomini religiosi ad agire bene per paura di essere condannati da Dio. Essendo però gli uomini fragili per natura, prima o poi dovranno fare i conti anche con i propri fallimenti e le proprie contraddizioni, con quel male che alle volte prende il sopravvento sul quel bene desiderato, ma non attuato; finendo così per sentirsi condannati dal giudizio divino.

Gesù, dunque, chiede a Nicodemo e a ciascuno di noi di cancellare quell’immagine del Dio giudicante e intransigente, poiché Questi ha mandato il proprio Figlio non per condannare e punire gli uomini; bensì per redimerli e sanarli, in virtù del suo amore che è infinitamente più grande di qualsiasi nostra debolezza. Apriamoci fiduciosi, quindi, all’amore di un Dio che perdona, e così anche noi, come il Figlio, riusciremo a rivolgerci a Dio come Abbà, come Padre, piuttosto che come giudice.

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