Nel Vangelo di questa domenica, Gesù spiega ai suoi discepoli la parabola del seminatore. Come ben sappiamo i diversi terreni rappresentano i diversi atteggiamenti con i quali ci accostiamo alla Parola di Dio. Infatti, a volte accogliamo la Parola pienamente ed essa fruttifica in noi; altre volte, invece, ci accostiamo ad essa in modo sbagliato e dunque non fruttifica.
Al centro del Vangelo vi è, dunque, il tema dell’ascolto. Il Signore sempre parla al suo popolo, ma la sua Parola non sempre viene recepita. Come ascoltiamo la Parola di Dio? Con quale atteggiamento ci accostiamo a Dio mentre Egli ci parla?
L’errore più comune è certamente quello di voler incastonare la Parola di Dio all’interno dei nostri schemi di pensiero, strutturati intorno a logiche mondane e di potere. Vogliamo sì la presenza di Dio nella nostra vita, ma la direzione, l’orientamento ed il fine del nostro vivere lo vogliamo decidere noi.
In tal modo, però, la Parola di Dio non potrà mai germogliare. Poiché la Parola di Dio è una pianta assai più grande rispetto al vaso che abbiamo scelto e nel quale vogliamo a tutti costi inserirla, anche a costo di tagliare qualche foglia, soprattutto quelle che non sono conformi alle nostre aspettative.
La Parola di Dio, invece, è sovrana. Essa dev’essere lasciata libera di agire in noi, affinché costruisca da sé il giusto vaso ed il giusto ambiente in cui poter sbocciare pienamente e portare quei frutti di gioia piena che soli potranno saziare il nostro desiderio di vita. La Parola dev’essere accolta in tutta la sua pienezza e radicalità, senza limiti, paure, resistenze e tutto ciò che la snaturerebbe. Allora farà di noi delle piante splendide, in grado di adornare il trono di Dio e rendere la terra un luogo migliore.

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