In quel tempo Gesù, rispondendo ai farisei che lo criticavano di avvicinarsi ai peccatori, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Queste parole dovrebbero sollevare il cuore di ogni fedele. Tutti noi, infatti, siamo ben consapevoli di non essere santi e giusti dinanzi al Signore, ma di possedere più di qualche “scheletro nell’armadio”; che sovente assume la forma di un “peccato ricorrente”, che fiacca il nostro morale ricordandoci che non siamo così perfetti come vorremmo.
Il Vangelo odierno, però, non lascia spazio ai dubbi che ci attanagliano e che ci fanno sentire inadatti di fronte a Dio. Gesù, difatti, non è lontano dagli uomini che sono prigionieri del peccato. Egli con amore paterno si china sulle nostre infermità per risollevarci. Il nostro peccato, quindi, non è mai tale da allontanare Gesù dalla nostra vita.

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